gli occhi sul casilino

Testo e foto di Alessia Capasso.
Riprese video Elisabetta Patera. Montaggio Alessia Capasso

Roma, febbraio 2011.

Agro romano tra via labico e via dell'acqua bullicante nel VI Municipio

Dei 7 ettari che ha a disposizione, in uno degli ultimi scorci di agro romano all’interno del grande raccordo anulare, Marcello Pipponzi a 83 anni riesce a coltivarne solo un frammento. Potrebbe metterne alcuni a disposizione della cittadinanza, magari per degli orti urbani, ma essendo solo un affittuario non sarà lui a deciderne. E i progetti sono altri. La proprietà fa capo alla Case Piperno, nota società impegnata in attività di costruzione, acquisto e vendita di immobili a Roma, che nel 1987 ha acquistato il terreno. La prospettiva per quest’area, incastonata nel Sesto Municipio tra Piazza della Marranella e Piazza Malatesta, sarebbe quella di costruire nuovi immobili. Sull’area grava però un vincolo archeologico e ambientale, che ha lasciato in stand-by la possibilità di cementificare questi ultimi ettari di terra, rimasti immuni dalle colate di cemento degli anni sessanta e settanta. Ma l’attesa, forse, sta per finire.

Marcello Pipponzi, affittuario terreni agricoli tra via dell'acqua bullicante e via labico.

La terra abitata da Marcello è adiacente a quell’area che gli antichi romani chiamavano Ad duas lauros (ai due allori), nota oggi come Comprensorio Casilino, e che si estende dal parco di Centocelle, sulla Casilina, fino a Villa Gordiani, sulla Prenestina, lambendo le vie di Torpignattara, Acqua Bullicante e Tor de Schiavi. La storia è passata da qui, dal tracciato dell’antica via Labicana che attraversava la campagna romana fino a raggiungere la cittadina di Labico, poi divenuta Casilina con il prolungamento sino a Casilinum, l’attuale Capua. Lungo il tragitto, i romani scelsero di insediarvi zone sepolcrali con tombe e mausolei, tra cui quello di Elena, madre dell’imperatore Costantino. In Europa ne farebbero un parco archeologico a cielo aperto, attraendo milioni di visitatori e pellegrini. A Roma no. A Roma bisogna costruire. Ancora.

ROMA AL METRO CUBO

Il dossier ‘Roma al metro cubo’, realizzato da Legambiente Lazio e pubblicato nel gennaio 2011, ha inserito il Comprensorio Casilino tra i dieci ‘casi’ di scelte urbanistiche all’insegna del cemento adottate dalla giunta Alemanno, il sindaco sostenuto da una coalizione di centrodestra che governa Roma dall’aprile del 2008. Le scelte della giunta, secondo quanto sostenuto in un comunicato stampa dal presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati, se realizzate andrebbero ad avvantaggiare in primis i ‘Re di Roma’, ovvero quella schiera ristretta e solida di costruttori, che da decenni pare riesca a indirizzare le scelte urbanistiche della capitale senza che si riscontri un’effettiva opposizione in alcuno schieramento politico. L’aumento di cubature complessive calcolato da Legambiente Lazio dovrebbe essere di oltre 17 milioni di metri cubi per un utilizzo di suolo di 1.462 ettari. Di questi 143 sono interessati dalla proposta di modifica del ‘Piano particolareggiato per l’attuazione del comprensorio direzionale orientale casilino’, contenuta in un promemoria di giunta presentato nell’ottobre del 2009 dagli assessori comunali Fabrizio Ghera (ai lavori pubblici) e Marco Corsini (all’urbanistica). [a2] L’incremento, secondo le stime del dossier, sarebbe di 1 milione di metri cubi rispetto alle cubature previste nel Piano particolareggiato. Approvato dal consiglio comunale nel 2002, al tempo del primo mandato del sindaco Walter Veltroni, il Piano non è mai divenuto esecutivo, nonostante Veltroni sia rimasto alla guida della città per i successivi 6 anni circa.

GLI OCCHI SUL CASILINO

Binari del trenino laziali-pantano all'incrocio tra via dell'acqua bullicante, via casilina e via di torpignattara

Stranieri di origini bengalese alla Marranella. Una parte dei residenti è preoccupata dalla presenza ingente di stranieri nella zona.

un bengalese passeggia a torpignattara nei pressi dell'acquedotto alessandrino

“Perché alla Maranella lì all’incrocio dell’Acqua Bullicante e la Casilina c’era più via vai di macchine e di gente che in Via Veneto”. La descrizione di Pasolini di questo scorcio di Roma dell’immediato dopoguerra vale, da alcuni punti di vista, ancora oggi. A quell’incrocio dal centro di Roma si arriva oggi col trenino Laziali- Pantano[a3] , che parte da Via Giolitti alle spalle della stazione Termini. Il via vai di macchine e di gente è immutato, ma del Riccetto e dei suoi compagni di borgata è rimasto poco. ‘Bangla Town’[a4] è il nome coniato in questi anni per definire Torpignattara, per via della cospicua comunità bengalese. Romania, Filippine, Marocco e Cina gli altri principali Paesi di provenienza. Dei quartieri storici per i quali si aggiravano i ‘ragazzi di vita’ pasoliniani, l’unico ad essere stato rilanciato è il Pigneto. L’area pedonale ha attratto artisti, giovani e nuove famiglie. La vivibilità è aumentata al punto da farlo diventare un quartiere alla moda, con l’inevitabile innalzamento degli affitti e dei prezzi delle case. Le mutazioni in atto nel territorio sono profonde, ma, Pigneto a parte, il Municipio non sembra riuscire a decollare in termini economici e di benessere, in uno smarrimento collettivo tra la difficoltà a identificarsi nella nuova composizione etnica e sociale, e prospettive di miglioramento che stanno impiegando decenni a concretizzarsi. La più solida sembra quella connessa all’attivazione della Metro C, che entro il 2015 dovrebbe attivare le fermate sotterranee presenti sul territorio. La mobilità del sottosuolo non basterà comunque a risolvere i problemi di trasporto, vivibilità, salute e ambiente, di un territorio che vede insistere su 791 ettari circa 130.000 residenti, ovvero la più alta densità abitativa della capitale, associata ad una quota di area verde pro-capite calcolata in 3,60 metri quadri. Meno della metà degli standard urbanistici fissati ad almeno nove metri quadri per abitante[a5] . Triplicare gli indici di edificabilità significherebbero aprire le porte ad almeno altri 8.000 abitanti, un’ulteriore riduzione delle aree verdi disponibili e un deciso incremento di autovetture che andrebbero a sommarsi alle 87.500 attualmente in circolazione. Di fronte a questo rischio la mobilitazione di comitati di quartiere e associazioni non è mancata, al punto da convergere in un’unica realtà, l’Osservatorio Casilino[a6] , che monitora da diversi anni le scelte politiche ed economiche che investono la zona ed è attivo nella formulazione di proposte di sviluppo e di benessere dei cittadini, nonché di miglioramento delle condizioni esistenti. Maurizio Fedele, esperto in credito fondiario e membro dell’Osservatorio, spiega: “E’ tutelato un terzo della grande area verde ‘Ad daus lauros’, mentre due terzi sono senza tutela e sono quelli che risentono di questo promemoria di giunta, che triplica l’indice di edificabilità e prevede, cosa ancora più grave, un grande centro direzionale: un vero torrente di cemento su un’area di altissima valenza culturale e di grosse potenzialità anche dal punto di vista turistico. Il problema -sottolinea ancora – è che questa è l’ultima area verde di un territorio in cui ci sono 15.000 abitanti per kilometro quadrato e in cui è già enorme l’inurbamento”.

PARTICOLAREGGIATO, ADOTTATO, NON ESECUTIVO

Mappa delle zone a rischio cementificazione realizzata dall'Osservatorio casilino.

Il Piano particolareggiato era stato pensato dal Comune di Roma per proteggere ed incrementare una fascia di verde pubblico ricca di beni archeologici, riducendo del 50% l’indice di edificabilità rispetto a quanto stabilito nel cosiddetto Piano delle certezze approvato nel 1997. Alla base c’erano due vincoli esistenti sull’area. Il Ministero per i Beni culturali e ambientali aveva sancito nel 1994 quello archeologico e l’anno successivo aveva deciso con un ulteriore decreto di stabilire quello ambientale, rafforzando così i limiti di edificabilità dell’area compresa tra Prenestina e Casilina. Giammarco Palmieri, giovane presidente del Sesto Municipio eletto durante l’ultima tornata elettorale, non sembra avere dubbi sui benefici che il Piano avrebbe apportato al territorio in cui vive e che attualmente amministra. “Il vecchio piano particolareggiato – racconta Palmieri -, anche se criticabile per alcuni aspetti, in ogni caso leggeva il territorio: c’era una parte di cubatura, c’era una parte di verde, c’era una parte di servizi. Leggeva il territorio e diceva: ‘Guarda questo territorio deve andare in questa direzione’ ”. Una direzione evidentemente opposta agli interessi dei proprietari dei terreni interessati. Ma come si è passati da una tutela ambientale solida, garantita sia a livello ministeriale che comunale, al lassaiz faire promosso dalla nuova giunta che declassa tutti i vincoli e getta le basi per una nuova ondata di cemento? Il vecchio Piano particolareggiato, approvato nel 2002, non è mai diventato esecutivo, nonostante contenesse una soluzione di compromesso rispetto alle previsioni dei decreti ministeriali. Secondo Palmieri il passaggio finale non è mai avvenuto perché i proprietari hanno ritenuto che le cubature previste non fossero sufficienti per garantire un’economicità dell’operazione.

ANTICORPI E AMNESIE

Parco archeologico di Villa Gordiani. Il parco, frequentato soprattutto da anziani e adolescenti, contiene i resti di una villa patrizia, tradizionalmente identificata con quella della famiglia imperiale dei Gordiani.

La battaglia dei proprietari, opposti al ministero per i Beni culturali e ambientali e alla Sovraintendenza archeologica di Roma, è stata intrapresa seguendo due strade parallele: un ricorso contro il vincolo archeologico e uno avverso al vincolo ambientale. Anno 1996: il Tar della Regione Lazio accoglie le istanze dei proprietari annullando il decreto che stabilisce il vincolo archeologico. Nell’appello, promosso dall’avvocatura di Stato, i giudici del Consiglio di Stato rovesciano la scelta, confermando che il vincolo sussiste in tutta l’area [a7] indicata dal Ministero. E’ il 2002: la partita sembra avviata alla chiusura e il Comune, forse rassicurato dalle scelte dei magistrati, approva il Piano particolareggiato. Nessuno può immaginare che il lavoro sarà vanificato da una strana amnesia. Rispetto al ricorso contro il vincolo ambientale, il Tar del Lazio, nonostante la sentenza del 2002 della suprema corte amministrativa,  annulla il decreto del Ministero. Tenuto conto della precedente posizione assunta dal Consiglio di Stato, la strada di questo nuovo appello appare in discesa. E’ il 2006 e la sentenza del Tar passa invece in giudicato, perché all’avvocatura di Stato stavolta qualcuno dimentica di presentare l’appello.

Sollecitazioni alla modifica del Piano particolaeggiato arrivano immediatamente sul tavolo di Veltroni e dell’assessore all’urbanistica Roberto Morassut. Sul piatto della bilancia, i proprietari offrono al Comune “l’acquisizione gratuita di ben 40 ettari”, con un risparmio calcolato in circa 130 milioni di euro per aver evitato procedure di esproprio. Risparmio da sommare, secondo i proprietari, alle mancate spese di indennizzo che in caso contrario i proprietari avrebbero provveduto a chiedere. Nonostante lo scossone giuridico e le offerte economiche, per le vie ufficiali nulla si muove. A un anno dall’insediamento, Corsini e Ghera provvedono invece con rapidità a proporre modifiche che vadano incontro alle richieste dei proprietari. I nuovi interlocutori si dimostrano subito più disponibili. Il minisindaco Palmieri, in quota Pd, commenta con realismo: “E’ normale che ci siano pressioni, ma è l’amministrazione che dovrebbe dimostrare di avere gli anticorpi necessari per evitare di farsi spingere troppo da queste pressioni”. In questo groviglio di sentenze, contraddizioni ed esortazioni, rimane un dato certo: l’incuria di uno o più rappresentanti dello Stato, che hanno abbandonato (colposamente o dolosamente andrebbe chiarito) una battaglia legale, ha spalancato le porte alle pretese di chi mira a cementificare ancora un territorio già mortificato dall’assenza di verde.

QUEL CHE RIMANE DELL’IMPERO

“C’era ormai solo qualcuno che tornava dal Preneste o dall’Impero verso la Borgata Gordiani, o verso il Pigneto, oppure qualche ubriaco che rincasava cantando ora Bandiera Rossa ora la Marcia Reale”.

L' ex cinema Impero, di proprietà della famiglia Longobardi, in stato di abbandono e inutilizzato da circa 20 anni.

Dei cinema di periferia della zona Preneste-Casilino citati da Pasolini è rimasto solo un ricordo nostalgico. I pidocchietti, come venivano chiamati, sono andati scomparendo con la crisi del cinema degli anni ’80. Due sono stati trasformati in Bingo (Due allori e Diamante), il Preneste da qualche mese è stato occupato dalla Generazione P., un gruppo di precari e attivisti che l’ha scelto come centro delle proprie attività, mentre il Cinema Impero,costruito in via dell’Acqua Bullicante nel 1939, dei fasti (veri o presunti) della Roma antica e di quella fascista conserva solo il nome. Il resto è un relitto edilizio, brutto e pericoloso. La proprietà di tutte le sale fa capo alla famiglia Longobardi[a8] , che figura tra i promotori dei ricorsi al Tar Lazio insieme con alcuni esponenti della famiglia Perinelli. Il grosso degli interessi sembra però celarsi dietro la sigla dell’altro ricorrente, il ‘Consorzio Centro Direzionale Casilino’. Sul web, oltre che alle sentenze, il Consorzio conduce solo ad un progetto di ‘Prefattibilità centro direzionale casilino’ sul sito della Siaci Srl, una società che si occupa di attività di progettazione urbanistica e consulenza edilizia. Dello studio di prefattibilità sono visibili 4 immagini che lasciano supporre il prossimo insediamento di nuovi edifici in corrispondenza di quelle che ad oggi sono le aree verdi estensivamente protette da vincolo archeologico.

Plastico del progetto Centro direzionale casilino

Chi c’è realmente dietro il Consorzio? L’Osservatorio ipotizza uno schieramento dotato di capitali e di ‘aderenze comunali e istituzionali’, riconducibili in primis a Renato Bocchi, imprenditore romano originario di Parma, già sindaco di San Felice a Circeo e con un passato da dirigente della Lazio, noto soprattutto per i suoi legami con il senatore a vita Giulio Andreotti e per gli investimenti immobiliari particolarmente redditizi. Uno che, con sintesi tipicamente romana, viene definito‘palazzinaro’. Se il consorzio realizzasse effettivamente le cubature indicate nel promemoria, il futuro del comprensorio non sarebbe più all’insegna dell’ambiente e del turismo archeologico, relegati in un’area ridotta e isolata, ma vedrebbe insediati per l’ennesima volta palazzi alti almeno nove piani e centri commerciali. Nuovo grigio sulla città.

ALLORI, SANTI E PELLEGRINI

Nelle aree adiacenti la Chiesa dedicata ai Santi Marcellino e Pietro[a9] , i lavori di restauro sono in corso e altissime sono le aspettative di rinnovamento della zona legate alla valorizzazione dell’area archeologica, dove le sole catacombe dei due martiri vantano 18 kilometri sotterranei. Sono le terze per grandezza in tutta Roma. “Qui si sta avviando un’attività turistica che avrà impatto internazionale – racconta Maurizio Fedele – tenendo conto che la Casilina e la Prenestina sono i due percorsi dell’antica Via Francigena del Sud, cioè di tutto il percorso di pellegrinaggio e di crociate che dal Nord Europa, da Canterbury, passava per Roma e arrivava giù fino alla Terra Santa, passando per Brindisi”. Per realizzare il progetto la comunità parrocchiale, di cui Maurizio fa parte, sta affrontando diversi sacrifici. Ha già perso l’oratorio, che era inserito all’interno del mausoleo di Elena, e a breve dovrà rinunciare anche allo spazio esterno adiacente alla chiesa, che sarà convertito ed utilizzato come ingresso turistico delle catacombe. La speranza di Maurizio e della comunità è quella di recuperare parte dello spazio dal complesso di Villa de Sanctis, un parco urbano restituito ai cittadini a partire dal 1994 dopo una lunga battaglia intrapresa nel 1981 dal consiglio comunale guidato dal sindaco Luigi Petroselli. Da discarica degli sfasciacarrozze è stata trasformata in un’area verde attrezzata e in un punto di aggregazione per i cittadini. Ne ha tratto giovamento il limitrofo quartiere Casilino 23, ribattezzato col nome del parco, i cui appartamenti anche per la vicinanza a una delle rare aree verdi del Municipio, possono arrivare a valere 500.000 euro per una metratura di circa 100 metri quadri. Come una casa della stessa metratura a Piazza Vittorio, a due passi dal Centro. Si tratta di quegli stessi edifici che Alemanno, da candidato sindaco, definì “obbrobri dell’edilizia modernista che vanno abbattuti”. In effetti, il Casilino 23, frutto della legge 167 del 1962 sull’edilizia economica e popolare, ruppe la conformazione edilizia dell’area, con palazzi di nove piani visibili da kilometri di distanza, collocati come sono nella zona alta della valle in cui insiste il Sesto Municipio. ‘Obbrobri’ che il primo cittadino rischia seriamente di replicare se darà seguito al promemoria dei suoi assessori.

Una parte del complesso di edificici del Casilino 23 visto dal parco Villa de Sanctis

PERCHE’ CONTINUARE A COSTRUIRE?

Modernista o meno, c’è da chiedersi a chi serva questa nuova edilizia. Il prezzo per l’affitto e l’acquisto delle case nella capitale è tra i più alti d’Italia e d’Europa, ma non sarà l’aumento dell’offerta a farlo diminuire. Anche perché di metri cubi ce ne sono già in abbondanza. I dati relativi agli uffici, diffusi nel 2010 dal gruppo bancario Bnp Paribas, parlano di un tasso di sfitti a Roma del 6,6% pari a 638 mila metri quadri inutilizzati su 9,7 milioni disponibili, mentre i dati Eurispes del 2007 sugli immobili residenziali segnalavano 135.741 alloggi non occupati in città. “Più cemento in quest’area – dice Amedeo Trolese – significa che c’è una scarsa qualità della vita e produce un effetto molto normale: la gente va via, va a trovare case in zone più tranquille, più serene, dove c’è una qualità della vita più alta, dove ci sono spazi verdi, servizi più elevati e trasporti migliori”. Costruire ancora comporterebbe oltre al danno la beffa: non solo 8-10.000 residenti in più, ma anche un decremento del valore degli immobili della zona. Amedeo, già consigliere e assessore all’ambiente e alla mobilità del Sesto Municipio a metà degli anni ‘90, continua ad occuparsi di questioni ambientali in veste di volontario del circolo Città futura di Legambiente, interessandosi soprattutto al Parco Somaini, area verde che da Largo Agosta arriva fino al Casilino 23, la cui proprietà è in parte del Comune e in parte di privati. La parte di proprietà privata, comunque accessibile, è in stato di abbandono, manca l’illuminazione e nascosto tra l’erba alta si nota un piccolo insediamento abusivo, proprio vicino ai cancelli di una delle numerose scuole che affacciano sul Parco. Per ora quindi, nell’incertezza normativa, né case né verde pubblico, solo incuria e insicurezza. L’opposizione al cemento, secondo Amedeo, sarà durissima, ma precisa che nessuno vuole essere ideologicamente contrario ai costruttori, semplicemente le esigenze dei cittadini in questa zona sono diverse. “Questo municipio – evidenzia – non ha bisogno di un metro cubo in più, ma di riqualificare i tessuti urbanistici esistenti con tecnologie sostenibili perché questi quartieri sono stati costruiti in maniera energivora”. Tra i possibili lavori suggerisce l’installazione di pannelli solari, sistemi di recupero e riutilizzo delle acque piovane e delle acque di scarico, creazione di un sistema fognante per le zone che ne sono ancora prive. I costruttori, per Amedeo, qui potrebbero mettersi in gioco: “Non più palazzinari e speculatori ma imprenditori della sostenibilità in chiave moderna”. Il messaggio in bottiglia è stato spedito. Difficile per ora immaginare che qualcuno lo raccoglierà.

LA METRO CHE VERRA’

Il cantiere della MetroC della fermata Teano in via dei gordiani

Entro il 2015 la mobilità di una fascia consistente di popolazione romana dovrebbe cambiare con l’avvio della Metro C, la nuova linea metropolitana che andrà a collegare la stazione Pantano, sulla Casilina, con la stazione Clodio-Mazzini, alle spalle del Vaticano. I primi progetti di potenziamento della rete metropolitana risalgono agli anni ’70 e ’80, li curava la società Intermetro, figlia dell’IRI, ma le scelte decisive vennero assunte solo a partire dal 1995, quando al Campidoglio sedeva Francesco Rutelli[a10] , il sindaco che ha governato la capitale dal 1993 al 2001. Decisive al punto da mutare il percorso della metro rispetto a quello delineato in un progetto preliminare del 1986, quando le linee previste in totale erano 8 e quella che avrebbe dovuto servire il VI Municipio si chiamava Linea G. La G avrebbe dovuto ricalcare il percorso del trenino Laziali-Pantano, trasformando in metropolitana di superficie quello che un tempo era chiamato ‘tramvetto’. Della fase iniziale della progettazione per il tratto che dal Pigneto arriva a Centocelle ricorda bene Luciano Fantini, membro del comitato di quartiere Villini Santa Maria e memoria storica di Torpignattara e dintorni. “Il discorso comincia da lontano – premette Luciano – quando ci fu la riunione di tutti gli abitanti del quartiere di Torpignattara e venne il vicesindaco di allora, Tocci [a11] , a spiegarci che la linea della metropolitana che avrebbe dovuto sostituire il tramvetto, sarebbe invece passata sotto il Casilino 23”. Agli abitanti di Torpignattara, secondo Luciano, la deviazione non piacque, avendo intuito che sarebbero stati in parte tagliati fuori dalle prospettive di crescita economica e di migliore mobilità legate alla metro. I lavori di verifica sotto il Casilino 23 rivelarono la presenza di gallerie sotterranee e di vere e proprie grotte. Una conformazione geologica dell’area ben nota a quel tempo e che lasciava supporre che si tornasse sul vecchio percorso. “Invece guarda caso – racconta ancora Luciano – è stato spostato ancora più a destra, a servire in modo perfetto e baricentrico i terreni vuoti, la cui proprietà all’epoca si diceva fosse di Bocchi, ma si parlava anche di Caltagirone. Le due fermate vengono fatte esattamente a monte e a valle delle proprietà, neanche al centro, ma proprio a cavallo di Via dei Gordiani”. Le due fermate indicate da Luciano sono quelle di Piazza Malatesta e di Via Teano.

Rifiuti abbandonati nei pressi del cantiere della metro c fermata Teano in via dei gordiani

Rifiuti abbandonati nei pressi del cantiere della metro c fermata Teano in via dei gordiani

Quest’ultima in particolare viene citata da Corsini e Ghera per giustificare l’aumento di cubature. Nel promemoria si legge: “il Piano particolareggiato adottato inserisce la Stazione metro ‘Teano’ in adiacenza ad un’area destinata al verde pubblico, annullando totalmente il beneficio”. Scrivono ancora i due assessori: “le aree contigue alla stazione della metropolitana dovranno assumere il ruolo di ‘vera’ Centralità, caratterizzata da funzioni di qualità e da una compresenza di abitazioni, uffici, servizi di livello urbano e di settore facilmente accessibili e in grado di dare un contributo effettivo alla riqualificazione degli insediamenti esistenti”. Come a dire: caro comune la metro ha una fermata proprio dove non ci sono palazzi, quindi bisogna costruirne altri, così da avere futuri residenti che possano comodamente prenderla. Un’anomalia che il presidente Palmieri non può fare a meno di notare: “Il promemoria per la giunta comunale firmato da Corsini e Ghera – spiega – non fa assolutamente alcun tipo di valutazione, ma dice genericamente che verrà la metro in quel territorio, quindi quel territorio presumibilmente secondo loro può sopportare nuove edificazioni, non ricordando che la metro non serve per fornire trasporto pubblico a nuove persone ma serve per sopperire a una carenza”. La carenza la si può verificare mettendosi in auto, soprattutto nelle ore di punta dei giorni feriali, e provando a risalire dal Gra verso il centro (e viceversa) una delle due direttrici principali in che delimitano il Municipio Sesto: la Prenestina e la Casilina. Trasporto pubblico e privato convivono senza che un traffico endemico riesca ad essere ‘smaltito’.

DALLA BORGATA GORDIANI ALL’ECOMUSEO

“All’altezza della stradina che voltava in su, tra i muriccioli di due fabbriche, verso la Borgata Gordiani, comparve una fila di ragazzi che se ne venivano avanti riempiendo la strada quant’era larga, senza fretta, gridando e facendo i malandri, in disordine come uno sciametto di mosche e un tavolo sporco”. Della Borgata Gordiani, quell’antro di miserie e poesia che tanto affascinò Pasolini, sono rimaste solo foto d’epoca e ricordi sbiaditi. Il progetto del Casilino 23, che aveva nel team di architetti il celebre Ludovico Quaroni, cercò di spazzare via quella baraccopoli in miniatura che l’immigrazione dal Sud Italia e dalle campagne laziali aveva tirato su in maniera spontanea e confusa. Un’operazione che voleva integrare condizioni abitative migliori, edilizia popolare e modernità, in parte riuscita e in parte meno. Nel 2011 le esigenze sono cambiate e la cittadinanza del Comprensorio Casilino si è mossa per migliorare la qualità della vita dicendo ‘no al cemento’ e modulando una proposta traducibile in ‘si al verde’. Nel gennaio 2010 l’Osservatorio Casilino ha  inviato una lettera di diffida e significazione al Comune di Roma e a tutti i responsabili degli enti collegati. A un anno di ditanza, il 24 gennaio del 2011, ha sostenuto una mozione del Municipio VI che prevede l’istituzione di un Ecomuseo. Le idee sulla sua realizzazione sono ancora vaghe ma, secondo Maurizio Fedele, il progetto rappresenta un segnale forte che una parte della cittadinanza ha voluto inviare. “Non ci limitiamo a protestare – sottolinea – ma tiriamo fuori un progetto sul territorio, in cui diciamo che c’è tutta una progettazione da fare insieme alla comunità cittadina, alle associazioni, alle parrocchie, alle scuole, per restituire a questo territorio la sua vera vocazione, cioè quello di servizio alla cittadinanza: attività culturali, naturalistiche e turistiche”. In cosa si concretizzerà l’Ecomuseo è ancora tutto da chiarire. Di certo non si tratterà di un edificio, ma si seguirà piuttosto il modello del museo diffuso, ovvero la valorizzazione del patrimonio culturale di tutto il territorio, senza rinchiuderlo tra quattro pareti, ma rendendolo accessibile direttamente nei luoghi in cui esso si innesta. Un progetto che, seppur vago, collide senza dubbio con quelli del Consorzio e degli altri proprietari che hanno lottato per annullare il vincolo archeologico ed ambientale. Così mentre Marcello continua a prendersi cura del proprio orto, Amedeo e Maurizio proseguono la lotta per una migliore vivibilità, Giammarco prova a governare una cittadinanza in mutamento, la partita decisiva per il verde (pubblico e privato) di quest’area continuerà a giocarsi altrove: in aule di tribunale e sale consiliari, dove pressioni e promesse riescono a incidere anche a distanza  di 17 anni.

© Alessia Capasso 2011


[a2]Corsini e Ghera sono entrambi rimasti illesi dall’incidente occorso alla giunta Alemanno, che nel gennaio 2011, è stata travolta dopo lo scandalo Parentopoli. Alemanno, pur dichiarando di aver azzerato la sua giunta originaria, ha in realtà lasciato saldamente al loro posto due assessori determinanti per l’amministrazione della città.

[a3]A casua dei lavori della Metro C, l’attuale capolinea è Giardinetti.

[a4]Il Capodanno del Bangladesh [a4], che cade in primavera inoltrata, si è svolto per diversi anni nel parco di Centocelle e a Villa Gordiani, sulla Prenestina. Nel maggio del 2009 a Villa Gordiani alcuni bengalesi, rimasti durante la notte a sorvegliare i banconi e le attrezzature per la festa, furono aggrediti da una ventina di ragazzi in quello che venne definito un attacco neofascista.

[a5]Da dati più recenti la popolazione residente risulterebbe scesa a circa 127.000 abitanti. Si tratta comunque di cifre che non tengono conto di tutti i domiciliati non dichiarati ufficialmente, tra cui soprattutto studenti e lavoratori fuori sede nonché immigrati.

[a6]L’Osservatorio Casilino è composto da 5 comitati di quartiere (Pigneto Prenestino, Torpignattara, Villa de Santis, Parco Somaini), e 3 associazioni (Villini Santa Maria, Antonio Tempesta, Un futuro nel quartiere).

[a7]Dopo la sentenza del Consiglio di Stato i proprietari decidono per un tentativo in extremis, quello di rivolgersi alla Corte Europea dei diritti umani. La Corte nel giugno del 2007 ha bocciato il ricorso, stabilendo che i giudici italiani avevano valutato correttamente nel bilanciamento tra interesse privato ed interesse pubblico. Anche i giudici europei hanno concordato che, nel caso specifico, sul diritto a disporre liberamente della proprietà privata prevalesse l’interesse comune della cittadinanza alla salvaguardia dei beni archeologici, paesaggistici e ambientali.

[a8]Tra empasse familiari e burocratiche nessuno dei pidocchietti della zona è stato recuperato come cinema, tranne l’Aquila rilevato e rilanciato dal Comune targato Veltroni. Nel frattempo uno degli eredi, Alessandro Longobardi, ha rilanciato e ristrutturato il teatro Brancaccio, affindandone la direzione artistica al presentatore televisivo Maurizio Costanzo. Un investimento in centro probabilmente più redditizio, mentre in periferia l’Impero va sempre più in rovina.

[a9]All’interno delle catacombe mancano proprio le spoglie dei due santi, che nel medioevo vennero traslate dai Franchi in Germania senza fare più ritorno.

[a10]Alle elezioni del 2008, dopo le dimissioni di Veltroni, Rutelli si è ricandidato con una coalizione di centro-sinistra, perdendo il confronto con Alemanno.

[a11]Walter Tocci, vicesindaco di Rutelli e assessore alla mobilità dal 1993 al 2001, in quota all’allora Pds. E’ coautore del libro Avanti c’è posto. Storie e progetti del trasporto pubblico a Roma, un raccolta di saggi sul trasporto pubblico nella capitale, in particolare sulle proposte e sui progetti studiati a partire dagli anni novanta del XX secolo per il rilancio del tram.